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Il direttore tecnico dell'Inter, Marco Branca, non condivide la delusione dei tifosi nerazzurri al termine del calciomercato. "Non capisco la delusione dei tifosi dell’Inter, abbiamo tenuto la squadra che la scorsa stagione ci ha portato a tutti i trionfi. Il vero colpo lo abbiamo fatto confermando Maicon, il miglior terzino del mondo. Fabregas e Schweinsteiger non si potevano comprare ed è illogico comprare Mascherano per 22 milioni. Idem per Kuyt, un trentenne valutato dal Liverpool 16 milioni più alcuni bonus. Anche Benitez concorderà che a certe cifre non si potevano acquistare. Abbiamo fatto delle proposte, ma non sono state accettate.Ci sentiamo ancora i più forti. Ora però sta a noi dimostrarlo giorno dopo giorno, con umiltà e carattere sia in allenamento che durante le partite".
Zlatan Ibrahimovic d’ora in avanti vestirà la maglia del Milan. Ma non per questo noi tifosi nerazzurri sputeremo addosso a quanto lui ha fatto per i nostri colori nei tre anni di permanenza, tra alti (molti) e bassi (qualcuno). Ibra ci ha regalato tanto calcisticamente, non solo giocate individuali, ma anche tre scudetti, su cui ha messo la sua lunghissima firma. Anche l’Inter gli ha dato tanto, inutile negarlo, afascinata dal giorno in cui venne presentato alla stampa come nuovo acquisto interista, quando esordì dicendo: “Da piccolo tifavo per l'Inter. Sono arrivato in una squadra molto forte, il mio futuro è qua”. Parole dolorose per il popolo juventino che lo aveva battezzato nel calcio italiano e ancora si leccava le ferite del post Calciopoli, parole da interista per il Genio di Malmoe, che soddisfò nei suoi anni nerazzurri il palato dei calciofili più esigenti. Salvo fallire sistematicamente l’assalto alla Champions, torneo in cui da sempre lo svedese scende da Marte e torna a essere uno dei tanti. L’Inter gli ha dato tanto in termini di visibilità, Moratti gli ha riempito le tasche anno dopo anno.
Nulla di strano, il presidente ama questi calciatori dal talento oltre i limiti e dal narcisismo più raffinato. E poi, Moratti può comunque essere grato a Ibra per avergli fatto mettere a segno il colpo migliore della sua presidenza: lo scambio con Eto’o, accompagnato da 50 milioni provenienti dalla Catalogna, sufficienti a ricostituire la Grande Inter. Da un anno Ibra è un ricordo, un fantasma materializzatosi solo in Champions, ma mai capace di intimorire la banda di Mourinho, che senza Ibracadabra è riuscito a creare un’Inter a sua immagine e somiglianza, senza prime donne e con una compattezza meravigliosa. Oggi Ibrahimovic torna in Italia, sponda rossonera, con la coda tra le gambe dopo il fallimento catalano. Lui dice di voler vincere scudetto e Champions, di essere felice della nuova avventura, di non pensare al passato (le stesse cose pronunciate il giorno della sua presentazione al Barcellona), bla bla bla…
Non dovremmo sorprenderci, non è la prima volta che l’attaccante sposa con entusiasmo una nuova causa, lui dopotutto è un autentico zingaro del pallone, che non si affeziona a nulla tranne che al proprio talento. Peccato solo che, stavolta, i colori siano quelli sbagliati. Provo inoltre un sottile piacere nello scrutare l’infinita gioia di Galliani, che dopo aver concluso questa estenuante operazione (riscattando il fallimento di quattro anni fa), è tornato in patria come se avesse trovato la soluzione a tutti i mali rossoneri. Inoltre, non nutro il minimo dubbio sul fatto che l’a.d. di via Turati stia godendo nell’aver reso un Diavolo un’ex stella nerazzurra, a suo tempo amatisimo dai tifosi. Fossi in lui, prima di esaltarmi, farei un passo indietro: le ultime esperienze, (Vieri e Ronaldo) sono state miseri fallimenti, più roboanti degli sgarbi a monte.
Di certo Ibra farà grandi cose, regalerà gol, assist, giocate sopraffine, vincerà le partite da solo, perché da anni è quello che gli riesce meglio. Poi, in virtù di una tradizione ormai consolidata, proverà a conquistare il suo ottavo scudetto consecutivo sul campo, con la quinta maglia diversa addosso. Ma le tradizioni possono interrompersi in qualsiasi momento, soprattutto quando non giochi nella squadra più forte. Quindi, caro Ibrahimovic, ben tornato, in bocca al lupo, ma non illuderti: da quando te ne sei andato, l’Inter è la tua maledizione. E, come dice Gianluca Rossi, batterti con quella maglia addosso sarà ancora più piacevole.
INTER ORGOGLIO D'EUROPA
di SIMONE NICOLETTI da iostoconmancini
Orgoglio, fierezza, emozione.
Come fa il sorteggio dei gironcini di Champions League a passare in secondo piano?
Come si fa a non preoccuparsi per nulla di Bale e Modric, di Pizarro e Marin,di Janko e Ruiz(chi???).
Come si fa a non agitarsi per Hodgson che fa giocare Kuyt e cede Mascherano al Barcellona?
Basterebbe forse guardare e riguardare la cerimonia di premiazione dei migliori giocatori della scorsa Champions League (e non quella di 5 anni fa). Tutti ancora a San Siro.
Julio Cesar, Maicon, Sneijder e Milito sono lì sul palco a ritirare il loro premio sorridenti, felici, commossi e financo orgogliosi di quello che hanno fatto e faranno per la maglia nerazzurra.
Nessuno di loro probabilmente solo 12 mesi prima ci avrebbe scommesso un euro. L'Inter che elimina con merito Chelsea e Barcellona, che trionfa a Madrid sul Bayern, che occupa (e non militarmente) il palcoscenico europeo di Montecarlo a poche ore da un'altra finale prestigiosa, da un altro possibile trofeo di quella che sembra una catena infinita.
Una illusione, un sogno. Non più.
Certo, molto merito va dato anche alla società e all'invitato di pietra Josè Mourinho. Presenza ingombrante per tutti, anche per il Real, anche per la Uefa, ma onorato dall'essere l'unico allenatore presente nel nuovo jingle della Champions.
Questa però è la serata dei calciatori. Di chi c'è e di chi, come Zanetti, come Samuel, come Cambiasso, come Eto'o e molti altri, avrebbe meritato di starci.
Il bello (o il paradosso?) del nostro ciclo è che i fenomeni sono pochi e anzi se ne vanno. Restano i campioni, dentro e fuori dal campo. Resta la squadra. E son convinto riuscirà ancora a vincere.
Anche stasera.Ma questo sarà argomento dei prossimi post.
Per qualche ora è ancora tempo dell'applauso. E dell'orgoglio d'Europa.
L'Inter.
Ibra vuoi la verità? Hai fallito...Oooooooh nooooo!
di ANGELO PASSONE: Dovevi vincere la Champions League, dovevi vincere il Pallone d’Oro, invece ti sei ritrovato in panchina, e ti ritroverai a lottare per un campionato del quale ti eri stancato. La verità: hai fallito caro Zlatan, e magari potresti fallire nuovamente per colpa, ancora una volta, dei tuoi ex compagni, o meglio per colpa dei Campioni d’Europa, o se preferisci per colpa o merito dei protagonisti dello storico TRIPLETE NERAZZURRO. Tornerai, perché i giochi rossoneri sono stati messi sul piatto, e NOI INTERISTI, non vediamo l’ora di sapere se da piccolo tifavi Van Basten o Gullit. Lo scopriremo presto.
Andrai a rinforzare l’altra squadra di Milano, e chissà, magari svestirai la casacca da Campione del Mondo, in favore dei tuoi ex amici, quelli che da quando li hai lasciati, stanno vincendo tutto, forse anche il Pallone d’Oro. Si, forse andrà a Sneijder quel trofeo, quel premio che mai riceverai…ooooh noooo!
El Principe Milito ha ancora fame: "Lavoriamo per la perfezione"
L'attaccante vuole la Supercoppa europea: "E' un trofeo a cui teniamo tantissimo"
Alla vigilia della partenza per Montecarlo Diego Milito si è raccontato ai microfoni di Mediaset. "C'è in gioco un titolo importantissimo - spiega l'attaccante - a cui teniamo tanto, ci stiamo allenando per cercare di vincerlo, anche perché è un trofeo che manca all'Inter e a tanti di noi". Ad attenderlo il compagno di nazionale Sergio Aguero: "Ci sono lui, Diego Forlan e anche altri giocatori importanti nell'Atletico, è una grande squadra, con dei valori importanti, dovremo fare molta attenzione". Domani ci sarà il sorteggio di Champions League. "Sicuramente c'è curiosità - aggiunge Milito -, ma la cosa importante è che saremo testa di serie. Se arrivasse il Real Madrid? Giocheremo la partita, come l'anno scorso è stato per esempio con il Barcellona. Comunque uno spera sempre di non incontrare una grande squadra, almeno all'inizio".
A Montecarlo potrebbe arrivare per El Principe il riconoscimento di miglior giocatore della Champions League dello scorso anno. "È una cosa che fa piacere - ammette Milito -, ma sarebbe anche la vittoria del gruppo straordinario di cui io sono parte. I premi personali sono sempre qualcosa di bello, ma la riconoscenza è a tutta la squadra". Sarà difficile ripetere la stagione memoraribile appena trascorsa. "Indimenticabile, unica - confessa - complicata anche da ripetere, ma noi ci proveremo, lavoriamo tutti i giorni per cercare la perfezione e ovviamente cercare di vincere sempre di più". L'ultima curiosità su José Mourinho: "Se mi ha chiamato dopo la Supercoppa italiana? No, non ho parlato con lui".
Idolo Sneijder: “Mi piacerebbe chiudere la carriera all'Inter”
Wesley Sneijder è sempre più un idolo del popolo nerazzurro. Intervistato da InterChannel, l'asso olandese ha dichiarato senza mezzi termini: “Mi piacerebbe chiudere la carriera all'Inter perché mi trovo benissimo. Ho dei compagni eccezionali ed insieme abbiamo vinto tutto. Perché dovrei andarmene?”. Una vera e propria dichiarazione d'amore per i colori nerazzurri. E non è la prima volta che il numero 10 palesa questa volontà. Un desiderio possibile anche grazie al suo adattamento in Italia. Tant'è che pure il giorno delle nozze è stato celebrato in una cittadina toscana. “Per strada incontri sempre gente carina, anche se non tifa Inter”. Unico neo il traffico. Ma questo è solo un dettaglio. Sneijder sempre più cuore nerazzurro. E i tifosi gli dicono grazie.
"Ricordo di essere arrivato all'Inter giovedì e dopo poche ore ho giocato il derby: un 4-0 fantastico e da lì ho capito che eravamo una squadra di grande qualità. Soprattutto molto forte in difesa. In realtà non pensavo di poter vincere già al rpimo anno, e invece la convinzione nei nostri mezzi è aumentata vittoria dopo vittoria, fino a farci vincere tutto quanto".
Sul pallone d'oro. "Io penso all'Atlético Madrid, e poi penserò al Bologna. Ripeto ciò che ho detto altre volte: è un premio individuale, ma se dovessi vincerlo il merito sarebbe da dividre con i miei compagni. Senza una squadra, il singolo non emerge mai".
Chiusura su Rafa Benitez. "Con lui stiamo lavorando tanto e ci troviamo bene. Io, tra l'altro, gioco un po' più vicino a Milito rispetto all'anno scorso. E questo mi piace"
Moratti duro: "Meglio essere multietnici che comprare le partite"
Massimo Moratti, intervistato dal Tg1, non si culla sugli allori della vittoria contro la Roma ma si proietta già sulla sfida all'Atletico Madrid, una sfida che potrebbe valere il quinto titolo: "Per ora sono quattro e mi vanno bene quattro. Era importante per noi iniziare con una vittoria il nuovo corso, con il nuovo allenatore, psicologicamente era importantissimo, per tutta la squadra anche perché voleva dire non aver finito qualche cosa ma continuare un ciclo positivo. Per il momento è questo. E poi con molto senso di responsabilità bisognerà affrontare questa partita a Montecarlo".
Un'Inter così vincente potrebbe risultare antipatica, ma Moratti non si scompone: questo è il calcio: "No, non credo . E poi anche se fosse è normale, è tutto giustificato dal fatto che se io sono l'altra squadra che ha tentato di vincere e non ce l'ho fatta, certo non mi è simpatico chi ha vinto. Questo è abbastanza naturale".
Ma il presidente nerazzurro diventa serio quando si parla del calcio italiano. Qualcuno ha accusato l'Inter di essere in parte responsabile della crisi del nostro pallone per via dei tanti stranieri in squadra, dimenticando il lustro che l'Inter ha dato all'Italia in tutta Europa: "Non può essere - la replica di Moratti -. Questo non c'entra assolutamente. Sarei più fiero di questa possibiltà che l'Inter ha dato al paese di essere prima in classifica in tutto. Bisogna trovare un difetto a chi vince, meglio essere multietnici che comprare le partite".
Visite mediche attualmente in corso e firma sul contratto che lo legherà all'Inter per i prossimi tre anni. Per il terzino sinistro Luca Antonelli sta iniziando ufficialmente l'esperienza nerazzurra. Ormai manca in pratica solo l'anuncio da parte di Inter e Parma, che si sarebbero accordate sulla base di una comproprietà fissata a 4 milioni di euro a testa.
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